52) Schmitt. Su Bodin.
Schmitt esamina le tesi di Bodin sulla sovranit e sullo Stato e
osserva che lo statista francese ha introdotto la decisione nel
concetto di sovranit.
K. Schmitt, Teologia politica, in Le categorie del politico, a
cura di G. Miglio, e P. Schiera, Il Mulino, Bologna, 1972, pagine
35-36.

 Esistono alcune ricostruzioni storiche dello sviluppo del
concetto di sovranit. Esse per si accontentano di mettere
insieme le ultime formule astratte nelle quali sono contenute, in
modo manualesco e non problematico, le definizioni della
sovranit. Nessuno sembra essersi dato la briga di esaminare pi a
fondo, negli studiosi pi famosi del concetto di sovranit, il
significato dell'espressione, continuamente ripetuta ma del tutto
vuota, di potere supremo. Gi in Bodin appare chiaro che questo
concetto  orientato al caso critico, cio al caso d'eccezione.
Esso costituisce l'inizio della moderna dottrina dello Stato,
insieme alla sua dottrina delle Vraies remarques de
sauverainet, pi che non insieme alla sua spesso citata
definizione (Per sovranit si intende quel potere assoluto e
perpetuo che  proprio dello Stato). Egli illustra il suo
concetto con molti esempi pratici e ritorna poi sempre alla
questione: in che misura il sovrano  legato alla legge e
obbligato nei confronti dei ceti? A quest'ultima domanda,
particolarmente importante, Bodin risponde nel senso che le
promesse sono vincolanti poich la loro forza obbligante risiede
nel diritto naturale; nel caso d'emergenza per il vincolo viene
meno in base a principi naturali fondamentali. In generale egli
dice che il principe  vincolato nei confronti dei ceti o del
popolo solo finch l'adempimento della sua promessa coincide con
l'interesse del popolo stesso, ma che egli non  pi vincolato,
se la necessit  urgente. Queste non sono, in s, tesi nuove.
Ci che  decisivo nelle affermazioni di Bodin  che egli riduce
la discussione delle relazioni fra principe e ceti a una semplice
alternativa, e che rimanda precisamente al caso d'emergenza.
Questo  il lato propriamente decisivo della sua definizione che
intendeva la sovranit come unit irriducibile e decideva in modo
definitivo la questione del potere nello Stato. La sua validit
scientifica e la ragione del suo successo consistono dunque nel
fatto che egli ha introdotto la decisione nel concetto di
sovranit. Non vi  oggi nessuna spiegazione del concetto di
sovranit nella quale non ricorra la citazione tradizionale di
Bodin. Ma in nessuna di esse si trova citato il punto cruciale di
quel capitolo della Repubblica, in cui Bodin si chiede se le
promesse che il principe fa ai ceti o al popolo annullano la sua
sovranit. Egli risponde con il rimando al caso in cui divenga
necessario agire in contrasto con tali promesse, mutare le leggi o
addirittura eliminarle, secondo l'esigenza dei casi, dei tempi e
delle persone. Se in un caso simile il principe deve
preliminarmente interpellare un Senato o il popolo, ci vuol dire
che egli deve farsi autorizzare dai suoi sudditi. Ma ci appare a
Bodin come un'assurdit; infatti egli ritiene che, poich neppure
i ceti sono padroni delle leggi, anch'essi dovrebbero, a loro
volta, farsi autorizzare dai loro principi, e in tal modo la
sovranit verrebbe joue  deux parties; sovrano sarebbe ora
popolo e ora il principe, ci che va contro ogni ragione e ogni
diritto. Cos, la competenza ad annullare la legge vigente - sia
in generale che nel singolo caso -  a tal punto l'attributo
peculiare della sovranit che Bodin vuole eliminare tutti gli
altri caratteri di quest'ultima (dichiarazione di guerra e
stipulazione della pace, nomina dei funzionari, suprema istanza,
diritto di grazia, eccetera).
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 145-146.
